Accertamenti “a tavolino”

È nullo l’avviso di accertamento emesso dall’Amministrazione finanziaria a seguito di controllo “a tavolino” senza la preventiva instaurazione del contraddittorio endo-procedimentale. È questo il principio sancito dalla Commissione tributaria provinciale di Matera, con sentenza del 23 febbraio 2018, n. 107, che consolida il filone interpretativo che si sta affermando nella giurisprudenza di merito, in controtendenza rispetto ad alcune pronunce della Cassazione.

A seguito di controllo “a tavolino”, l’Agenzia delle entrate accertava nei confronti di una ditta costi ritenuti non deducibili, riprendendo a tassazione anche la relativa IVA, senza effettuare alcun accesso presso la sede ma richiedendo solo la consegna della documentazione contabile presso i propri uffici.

Il contribuente, difeso dal Dott. Colonna, eccepiva la violazione dei principi sanciti dalla CEDU, dalla Carta UE (richiamati dall’art 6 par. 1 TUE) e dalle sentenze della Corte di Giustizia UE, fatti propri anche dalla Corte Costituzionale, con sentenza 17 marzo 2015, n. 37.

La CTP, richiamando il consolidato orientamento espresso dai giudici comunitari (cfr., Corte di Giustizia europea, sentenza C-349/07/2009) e dall’art. 1 L. 241/90 sul procedimento amministrativo, annullava con condanna alle spese l’atto, statuendo l’esistenza di un principio generale al contraddittorio preventivo e obbligatorio, a prescindere dal tipo di accertamento seguito dall’Ufficio, per il solo fatto che l’atto del procedimento è destinato ad incidere negativamente nella sfera patrimoniale del contribuente.

Si evidenzia, pertanto, una maggiore sensibilità delle Commissioni di merito alla tutela dei rapporti fisco-contribuente già nelle fasi preliminari, nel rispetto del diritto di difesa prima della formazione dell’atto.