INTIMAZIONE DI PAGAMENTO OBBLIGO DI MOTIVAZIONE

E’ nulla l’intimazione di pagamento, emessa a seguito accoglimento parziale di un ricorso contro un avviso di accertamento, se non motivata.

È quanto affermano giudici della CTP di Matera, con sentenza del 15 novembre 2018, i quali annullano l’intimazione con condanna dell’Ufficio alle spese di lite.

La vicenda trae spunto a seguito di una sentenza di accoglimento quasi integrale di un ricorso contro un avviso di accertamento, per effetto della quale l’Agenzia delle Entrate sgravava una parte del tributo ed emetteva intimazione di pagamento con riferimento alla parte del tributo confermata dal Giudice di primae curae.

Il contribuente, difeso dallo scrivente, eccepiva l’omessa motivazione del provvedimento in quanto l’intimazione non recava alcun riferimento ai calcoli effettati per giungere alla rideterminazione.

Inoltre eccepiva l’obbligo per l’ufficio di notificare un nuovo atto contenente la rideterminazione della pretesa in modo tale da consentire al contribuente l’esercizio del diritto di difesa.

L’ufficio, dal canto suo, rigettava anche nella fase di reclamo/mediazione le argomentazioni portate alla sua attenzione, ritenendo sostanzialmente che il contribuente dovesse prestare un atto di fede.

Nella pendenza del contenzioso procedeva inoltre a notificare l’atto di pignoramento presso terzi al fine di recuperare immediatamente quanto asseritamente preteso, nonostante le evidenti motivazioni portate alla sua attenzione; pertanto il contribuente era costretto a pagare anche al fine di evitare ulteriori azioni esecutive.

I giudici aditi, in accoglimento delle doglianze, hanno interamente annullato l’intimazione per assenza di motivazione, non avendo l’Ufficio posto il contribuente nella condizione di esercitare il proprio diritto di verifica e difesa, in assenza dei criteri di chiarezza e correttezza che devono sempre caratterizzare l’operato della P.A..

Dott. Emanuele Colonna