COMUNIONE “DE RESIDUO” E ACCERTAMENTO AL CONIUGE

E’ nullo l’avviso di accertamento a carico del coniuge in comunione “de residuo”.

È quanto affermano giudici della CTP di Matera, con sentenza del 16 febbraio 2018, che annullano con condanna alle spese un avviso di accertamento emesso nei confronti di un contribuente per plusvalenze derivanti dalla cessione di un bene facente parte dell’azienda gestita dal coniuge e ricadente nella comunione legale, nonostante la diretta partecipazione dello stesso ai relativi atti di trasferimento.

Il contribuente, difeso dallo scrivente, contestava che in linea generale l’azienda appartiene al patrimonio coniugale a meno che il coniuge acquirente non la destini successivamente ad esercizio individuale dell’impresa ex art. 178 c.c. In questo caso non è la gestione comune a determinare l’attrazione dell’azienda del patrimonio coniugale bensì la gestione individuale ad impedirla, sostituendola con la cosiddetta comunione “de residuo” ex art. 178 c.c.

Come testualmente recita l’art. 178 cod.civ. “I beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi costituita dopo il matrimonio e gli incrementi dell’impresa costituita anche precedentemente si considerano oggetto della comunione solo se sussistono al momento dello scioglimento di questa”.

Come anche richiamato da una rara giurisprudenza di legittimità sul tema, l’inserimento del bene nella comunione de residuo, non è in funzione di un particolare e specifico contenuto dell’atto di acquisto (presenza dell’altro coniuge, sua accettazione della destinazione), ma si verifica per il fatto in sé che l’acquirente è un imprenditore e che il bene è destinato all’esercizio della sua impresa, circostanza che è obiettiva.

Per aversi azienda coniugale, è pertanto indispensabile la comunanza paritaria della gestione. Non sussiste azienda coniugale in senso tecnico, se da parte di uno dei coniugi si ha un mero lavoro di collaborazione.

I giudici di primae cure, in accoglimento delle doglianze, annullano l’atto sancendo che l’Ufficio ha errato ad attribuire pro quota il reddito di cessione, così violando apertamente gli artt. 178 e 179 c.c. nonché dell’art. 67 co. 1 lett. b) del T.U.I.R., in quanto i beni acquistati in regime di comunione legale ma destinati all’esercizio dell’attività propria di impresa non rientrano in tale regime rimanendo beni esclusivi del coniuge acquirente sino a quando dura la comunione legale medesima.

Dott. Emanuele Colonna