Concordato preventivo. Notifica cartelle di pagamento

L’Agenzia delle Entrate non può avviare azioni esecutive mediante cartelle di pagamento in pendenza di concordato, altrimenti viola la par condicio creditorum.

 Importante sentenza della CTR della Basilicata in tema di azioni esecutive tributarie in pendenza di procedure concorsuali. La società ricorrente, difesa dal Dott. Emanuele colonna, instava per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo con continuità aziendale ex art. 161 e ss. della L.F. e, conseguentemente, in applicazione della norma di cui all’art. 167 della L.F, sospendeva tutti i pagamenti nei confronti dei creditori il cui credito fosse precedente alla data di inizio della procedura, compresi i debiti tributari non iscritti a ruolo. L’Agenzia delle Entrate, nonostante l’ammissione dei propri crediti nella procedura concorsuale omologata, iscriveva a ruolo, a titolo definitivo, gli importi tributari pretesi, con un aggravio di maggiori sanzioni al 30%, interessi e aggi di riscossioni per oltre cento mila euro. Ciò pregiudicava la continuazione dell’attività in quanto risultava evidente sia l’aggravio dei debiti, non potendo la Società avvalersi della definizione agevolata delle sanzioni, sia l’esistenza di pendenze tributarie successive all’omologazione. Il contribuente prontamente impugnava la cartella facendo valere i seguenti vizi: -nullita’ della cartella e del ruolo per violazione dell’art. 168 legge fallimentare; -nullita’ della cartella e del ruolo per violazione dell’art. 2, co. 2 – d. lgs. n. 462/1997; -nullita della cartella e del ruolo per violazione dell’art. 111 cost. “ragionevole durata del processo”. Il giudice di primo grado rigettava le doglianze del ricorrente asserendo che la notifica della cartella non andava intesa quale azione esecutiva sul patrimonio bensì quale atto derivante da ruoli formati a meri fini cautelari, facilmente desumibile dalla mancata opposizione alla istanza di sospensione ex. art. 47 Dlgs 546/92 (!!).

Il contribuente appellava la Sentenza evidenziando altresì la novella dell’art. 25 comma 1 bis D.P.R. n. 602/73 ad opera del Dlgs n. 159/2015, che ha previsto la possibilità di notificare la cartella antro il 31 dicembre del terzo anno successivo alla revoca o mancata approvazione del concordato. L’attento Collegio di seconde cure, accogliendo le richieste del contribuente, ha ritenuto che l’Ente abbia violato il divieto di avvio di azioni esecutive in pendenza di concordato, costituendo la cartella non una mera azione cautelare – specificamente disciplinata – bensì lo strumento per l’avvio di un’azione esecutiva; inoltre, in attuazione del principio della par condicio creditorum, ha disposto che il debitore non possa eseguire, per i debiti pregressi, alcun pagamento fino al termine della procedura, annullando conseguentemente la cartella di pagamento. I giudici sottolineano inoltre che la Società, per effetto della procedura concorsuale, non aveva nemmeno potuto beneficiare delle sanzioni fiscali in misura agevolata (10%). 

La pronuncia ha il pregio di risolvere positivamente la situazione in cui viene a trovarsi il contribuente che ricorre alla procedura di concordato preventivo in pendenza di debiti tributari e che può essere penalizzato anche nella continuazione dell’attività di impresa. I Giudici di merito, più in generale, ritengono che non possano prodursi effetti negativi e sanzionatori ulteriori se il contribuente omette di pagare in forza dei divieti che sorgono dall’avvio di una procedura concorsuale, considerando che il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore, previsto dall’articolo 168, primo comma, della legge fallimentare produce, quale effetto diretto, la cosiddetta moratoria dei pagamenti, per tutto il tempo di durata della procedura concorsuale.

[C.T.R. Potenza n. 27/01/2017] Dott. Emanuele Colonna