LIQUIDAZIONE DEI COMPENSI DEGLI AVVOCATI: LE SEZIONI UNITE RISOLVONO L’ANNOSA QUESTIONE DELLA COMPETENZA

Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, sentenza n. 4247 del 19 febbraio 2020

Con la dirimente sentenza n. 4247/2020 del 19/02/2020 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno risolto l’annoso contrasto interpretativo insorto in merito al problema della competenza a liquidare i compensi professionali dell’avvocato qualora la domanda formulata si riferisca ad attività svolte in più gradi di giudizio.

Le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno respinto il motivo di censura prospettato dal ricorrente avvocato evidenziando, in particolare, che l’indirizzo favorevole alla proponibilità al giudice che ha deciso per ultimo la causa della domanda relativa a tutti i compensi per le prestazioni professionali svolte dall’avvocato per il medesimo cliente in più gradi o fasi del processo trova la sua fonte in un orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità e non, viceversa, in un’isolata sentenza.

Le esigenze di snellezza e di celerità del procedimento (cfr. Corte Costituzionale sentenza n. 65/2014), insieme a quella di tutela delle garanzie defensionali, sono elementi che condizionano l’individuazione del giudice competente la cui fisionomia non è stata modificata dal D.Lgs. n. 150 del 2011.

In ossequio ai principi costituzioni e all’art. 6 della CEDU, va assicurata al professionista la possibilità di rivolgersi, con un’unica domanda cumulativa, al giudice del merito che ha esaminato per ultimo la controversia. Pertanto, in caso di attività professionale svolta dall’avvocato in più gradi e/o fasi di un giudizio in favore del medesimo cliente, la domanda per i relativi compensi professionali deve essere proposta al giudice che abbia conosciuto per ultimo la controversia.

La proposizione di distinte domande è un’ipotesi residuale, ammessa solo se risulti in capo al creditore un interesse oggettivo di tutela processuale frazionata del credito.

Sulla scorta delle suindicate precisazioni le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza n. 4247/2020, hanno affermato il seguente principio di diritto: “nel caso in cui un avvocato abbia scelto di agire L. 13 giugno 1942, n. 794, ex art. 28, come modificato dalla lett. a) del comma 16 del D. Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 34, nei confronti del proprio cliente, proponendo l’azione prevista dal D. Lgs. n. 150 del 2011, art. 14 e chiedendo la condanna del cliente al pagamento dei compensi per l’opera prestata in più gradi e/o fasi del giudizio, la competenza è dell’ufficio giudiziario di merito che ha deciso per ultimo la causa”.

Avv. Viviana Rita Cellamare