Prescrizione delle rimesse bancarie

Cassazione Civile, Sentenza 28/02/2020, n. 5610

Con la sentenza n. 5610/2020 emessa il 28 febbraio 2020, la Cassazione ha definitivamente stabilito che l’Istituto di Credito non deve provare l’inesistenza dell’apertura di credito di cui all’art. 1842 c.c. o la natura solutoria delle rimesse, ma solo eccepire il decorso del tempo e far valere la prescrizione dell’annotazione delle singole rimesse bancarie.

La vicenda trae origine dalle richieste di un correntista che domandava la condanna del proprio Istituto di Credito alla restituzione delle somme indebitamente percepite con l’applicazione di interessi debitori ultra-legali la cui misura non era stata concordata per iscritto, la capitalizzazione trimestrale e la commissione di massimo scoperto non pattuita. La Banca convenuta, aveva chiesto il rigetto della domanda, eccependo la decadenza per mancata contestazione degli estratti conto, l’irripetibilità del pagamento degli interessi in misura ultra-legali, quali obbligazioni naturali, la prescrizione decennale.

Il Giudice del primo grado di giudizio aveva accolto la domanda con riferimento agli interessi ultra-legali e con riferimento all’anatocismo; avverso tale sentenza il correntista aveva proposto appello, con appello incidentale dell’Istituto di Credito. Successivamente la Corte di Appello competente aveva rigettato gli appelli presentati da entrambe le parti, rideterminando anche l’importo dell’indebito. Gli eredi dell’appellante principale, nel frattempo deceduto, proponevano ricorso per cassazione.

La Suprema Corte investita della questione, con la sentenza n. 5610/2020, richiama la sentenza n. 24428/2010 secondo cui la prescrizione del diritto alla restituzione ha una differente decorrenza a seconda del versamento effettuato, di tipo solutorio o ripristinatorio, e ripercorre la querelle interpretativa della “formulazione dell’eccezione di prescrizione” ovvero se la banca dovesse necessariamente indicare il termine iniziale del decorso della prescrizione, e cioè l’esistenza di singoli versamenti solutori, a partire dai quali l’inerzia del titolare del diritto poteva venire in rilievo, oppure potesse limitarsi ad opporre tale inerzia, spettando poi al giudice verificarne effettività e durata, in base alla norma applicabile al caso concreto.

Da tali considerazioni è scaturito un annoso contrasto giurisprudenziale fra opposti indirizzi, solo di recente risolto dalla sentenza n. 15895 del 13/06/2019 delle Sezioni Unite della Cassazione che hanno stabilito che, in tema di prescrizione estintiva, l’onere di allegazione gravante sull’istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, è soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, senza l’indicazione delle specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte. Ad avviso delle Sezioni Unite, va distinto l’onere di allegazione del convenuto a seconda che si sia in presenza di eccezioni in senso stretto, o eccezioni in senso lato: nel primo caso, i fatti estintivi, modificativi o impeditivi, possono esser introdotti nel processo solo dalla parte, mentre nel secondo sussiste il potere-dovere di rilievo da parte dell’ufficio.

L’onere di allegazione va distinto dall’onere della prova in quanto il primo riguarda la delimitazione del thema decidendum mentre il secondo costituisce per il giudice regola di definizione del processo; pertanto, l’aver assolto all’onere di allegazione non vuol dire aver proposto una domanda o un’eccezione fondata, in quanto poi l’allegazione va provata dalla parte cui, per legge, incombe il relativo onere, e le risultanze probatorie devono poi esser valutate, in fatto e in diritto, dal giudice.

Pertanto, in tema di onere di allegazione, in generale, e di onere di allegazione riferito all’eccezione di prescrizione, non spetta alla banca indicare il dies a quo del decorso della prescrizione; in effetti, l’elemento qualificante dell’eccezione di prescrizione è l’allegazione dell’inerzia del titolare del diritto, che costituisce, l’elemento principale, al quale la legge collega l’effetto estintivo.

In conclusione la Corte di Cassazione afferma che “non è la banca a dover provare l’inesistenza di apertura di credito, o la natura solutoria delle rimesse, essendo sufficiente alla medesima, eccepire il decorso del tempo e far valere la prescrizione dall’annotazione delle singole rimesse”.

Alla luce delle suesposte argomentazioni, la Cassazione ha rigettato il ricorso e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese di lite in favore della controricorrente.

Avv. Viviana Rita Cellamare